I rifiuti si identificano attraverso un processo tecnico chiamato classificazione, che consente di attribuire a ogni rifiuto un codice EER (Elenco Europeo dei Rifiuti).
L’identificazione avviene considerando principalmente tre elementi:
Origine del rifiuto
attività o processo che lo ha generato;
questo è il primo criterio per individuare il capitolo EER.
Composizione e caratteristiche
sostanze presenti nel rifiuto;
proprietà chimiche e fisiche;
eventuale presenza di sostanze pericolose.
Pericolosità
verifica delle caratteristiche di pericolo (HP);
scelta tra codice pericoloso (con asterisco *) o non pericoloso.
L’identificazione si completa con l’attribuzione del codice EER a 6 cifre, che definisce in modo univoco la tipologia del rifiuto e le modalità di gestione.
Si tratta di un passaggio fondamentale, perché da questa identificazione derivano tutte le successive attività: gestione, trasporto, recupero o smaltimento.