T. +39 035 951198 info@valli-ambiente.it

Valli Gestioni Ambientali

ecopneus

News
Classificazione rifiuti
7 Giugno 2017

Classificazione dei rifiuti: una semplice guida pronta all’uso

Di fronte alle complesse componenti di cui sono spesso costituiti oggetti giunti ormai al termine del loro ciclo di vita capita di sentirsi confusi: che tipo di rifiuto ho prodotto? Come devo muovermi per il suo smaltimento? A chi mi devo rivolgere?

Che ci troviamo a dover smaltire rifiuti come azienda o come privati cittadini, è bene sapere che la normativa italiana prevede una precisa classificazione dei rifiuti, a partire da una macro definizione di rifiuti:

«Sono definiti rifiuti le sostanze o gli oggetti che derivano da attività umane o da cicli naturali, di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi»

Classificare rifiuti, primo passo: le macro categorie

I rifiuti vengono distinti in due grandi macro-categorie sulla base della loro origine:

  • rifiuti urbani
  • rifiuti speciali

e secondo le loro caratteristiche:

  • rifiuti pericolosi
  • rifiuti non pericolosi.

Ma vediamo nel dettaglio come distinguere correttamente i rifiuti urbani da quelli speciali e i pericolosi dai non pericolosi.

Classificazione rifiuti: urbani o speciali?

Il rifiuto che devi smaltire è urbano o speciale? Verifica a quali delle seguenti categorie appartiene.

Fanno parte dei rifiuti urbani:

  • rifiuti domestici anche ingombranti
  • rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade
  • rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade e aree pubbliche
  • rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali

Sono rifiuti speciali:

  • i rifiuti da lavorazione industriale
  • i rifiuti da attività commerciali
  • i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti
  • i fanghi prodotti da trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi
  • i rifiuti derivanti da attività sanitarie
  • i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti
  • i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti

Pericolosi o no?

Quali fattori determinano la pericolosità di un rifiuto? Le casistiche sono numerose e complesse; tuttavia, è possibile darne una definizione generale così da riuscire a farsi una prima idea sulla natura del proprio rifiuto.

Avete già identificato se si tratta di un rifiuto urbano o speciale? Passiamo ora alla classificazione successiva: urbano pericoloso o non pericoloso? Speciale pericoloso o non pericoloso?

Sono classificati come rifiuti urbani pericolosi (RUP) gli scarti urbani che sono composti da una dose consistente di sostanze pericolose. Pertanto dovranno essere trattati diversamente dagli urbani non pericolosi. Medicinali scaduti e pile esaurite ne sono un esempio.

Per rifiuti speciali pericolosi si intende invece quei rifiuti che contengono consistenti quantitativi di sostanze inquinanti, derivanti da attività produttive (rifiuti speciali per l’appunto).

Sono rifiuti speciali pericolosi quelli derivanti da:

  • raffinazione del petrolio
  • processi chimici
  • industria fotografica
  • industria metallurgica
  • produzione conciaria e tessile
  • impianti di trattamento dei rifiuti
  • ricerca medica e veterinaria

ma anche oli esauriti e solventi.

Tutti i rifiuti pericolosi, urbani e speciali, vanno ben distinti da quelli non pericolosi perché prima di smaltirli vanno necessariamente trattati così da renderli “innocui” per la salute dell’ambiente e delle persone.

Come completare la classificazione dei rifiuti: il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER)

La classificazione dei rifiuti va poi completata attribuendo al rifiuto il codice CER previsto dal Catalogo Europeo dei Rifiuti. Si tratta di una stringa numerica di sei cifre assegnata a ogni tipologia di rifiuto in base alla sua composizione e al processo da cui proviene, così composta

  • i primi due numeri (capitolo) sono rappresentativi del genere cui ricondurre la tipologia di rifiuto
  • le cifre a seguire (sottocapitoli) sono ulteriori specificazioni della tipologia di rifiuto.

Ecco come individuare il codice CER per la completa classificazione del proprio rifiuto:

  • consultare la lista dei codici elencati nell’Allegato D alla Parte IV D. Lgs. 152/06
  • definire la pericolosità del rifiuto: nell’elenco CER i rifiuti pericolosi sono contrassegnati con asterisco “*” ai sensi della direttiva 2008/98/Ce
  • in caso di rifiuto pericoloso, definirne le caratteristiche di pericolosità secondo quanto previsto da Regolamento 1357/2014/UE 

Siete riusciti a rintracciare l’adeguata classificazione del vostro rifiuto? Se le vostre idee fossero ancora confuse anche dopo aver seguito le istruzioni di questa breve guida, il nostro servizio di consulenza ambientale fa al caso vostro.

NEWS

Cos’è la Dichiarazione ambientale?
31 Luglio 2017
Qual è l’ impatto ambientale di una attività produttiva? A...
Lana di roccia: di che si tratta e come si smaltisce
15 Maggio 2017
Molte aziende usano le lane minerali per alcuni specifici...
Un’azienda e il suo territorio
29 Marzo 2017
Nell’arco dei suoi cinquant’anni di storia la nostra...